
Sembra di assistere ad una scena memorabile.
L'ex maoista, Presidente della Camera, sfodera sorrisi accattivanti, ma con un occhio particolarmente trasversale, intervistato dal grandioso tg3, che definisce "vivace" "il vecchietto" a capo del Tibet in esilio, ci tiene a precisare che Sua Santità non vuole la separazione dalla Cina, ma solo l'autonomia del suo Stato, il quale - non dimentichiamolo - fu invaso dalla stessa Cina nel 1953, colonizzato, in tutti questi decenni, dal regime comunista cinese, che aveva ed ha un solo scopo: la sua distruzione.
E' soddisfatto Fausto.
Come a dire: "in fondo non vuole ribellarsi, ma dialogare. E' dialogo è sempre la cosa migliore".
Comodo ragionamento, quando si ha a che fare col gatto che gioca col topo.
Provate a chiedere all'elegante rifondarolo comunista se è capace di proporre di boicottare le olimpiadi per protesta e per segnalare la forte necessità di garantire un'autonomia effettiva del Tibet, proteggendo la cultura e la religione di quel paese, a cui perfino s'impone per decreto del governo cinese il prossimo Dalai Lama.
Figurarsi.
Da noi si gioca a biliardo davanti all'orrore della persecuzione sistematica al subdolo o manifesto genocidio dei buddisti.
Facciamo qualche gesto rispettando il fair play fasullo della politica politicante, per apparire liberali di fronte ad un'opinione pubblica distratta, in cerca di una via per sopravvivere alla casta.
E, dopo la carambola, continuiamo a fare affari sporchi con la Cina.
E' pur sempre cosa rossa, no?


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