
Come si potrebbero realizzare le aspirazioni dei liberali, dirette a restituire allo Stato le funzioni fondamentali, limitandone l'interventismo, con quelle dei sostenitori dell'allargamento della protezione statale? La motivazione principale del consenso al gesto di Berlusconi consiste proprio nell'aspettativa che l'Italia divenga una democrazia avanzata e non rimanga un paese di sudditi, come le manifestazioni dell'antipolitica hanno prepotentemente messo in luce.
Le dichiarazioni di piazza S.Babila sono state accolte come l'espressione di una rivolta del popolo moderato contro le aberrazioni del sistema partitocratico e contro le caste, nella speranza che l'unico leader non professionista della politica faccia proprie le istanze della gente comune, per un cambiamento serio, effettivo delle istituzioni, senza dimenticare le differenze esistenti tra una nazione e l'altra in Europa e fuori. Una veste costituzionale adatta ad un popolo non lo è per un altro. Gl'italiani non sono i tedeschi. La vocazione al trasformismo è una tabe antica, i particolarismi, i personalismi della classe politica sono sotto gli occhi di tutti. La distinzione e la dialettica tra governo ed opposizione, essenziali per il sistema democratico verrebbero immediatamente compromesse da una "grande coalizione", che mentre costituisce in Germania un'eccezione, in Italia si presenta come versione aggiornata del "compromesso storico", esempio certamente non edificante nella nostra storia parlamentare.
Non per nulla tra i più convinti fautori della legge eletterole alla tedesca c'è niente meno che Fausto Bertinotti... Qualche giorno fa Daniele Bellasio, vice-direttore del "Foglio", si augurava sullo stesso quotidiano che Silvio raccontasse una bugia nel rendersi disponibile al proporzionalismo.
Che la sua sia una tattica, ce lo auguriamo anche noi, nell'interesse della gente che rappresenta, la quale siamo certi vorrebbe percorrere la strada maestra e senz'ambiguità del referendum elettorale.


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